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BIOGRAFIA

    BIOGRAFIA

Claudio Abate, classe 1943, nasce a Roma, figlio d’artista con padre pittore di casa-studio in Via Margutta. Questa via sarà anche il punto di partenza della sua carriera e della sua vita; qui infatti, usando la sua prima macchina fotografica, aprirà verso i 15 anni nel locale del padre un laboratorio di fotografia.
Del ’59 sono i primi scatti in bianco e nero a Mario Schifano che testimoniano, seppur ancora giovanissimo, la grande abilità e il suo precoce sviluppo artistico.
Ancora minorenne inizia a collaborare con la Press Service Agency e dal ’61 al ’63 divenne assistente di uno dei fondatori dell’agenzia fotografica Magnum a fianco di con Eric Lessing; qui Abate intraprese un rapporto lavorativo come corrispondente estero, spedendo, saltuariamente, scatti d’arte, commissionati direttamente dall’America, e pubblicati poi su “Life Magazine”.
La fama acquisita già all’epoca, sia come fotografo d’arte che come fotogiornalista, gli permise di pubblicare anche su altre famose riviste come “Sipario”, “Domus”, “Carte Segrete”, “Metro”, “Il Giornale dell’Arte”, ottenendo copertine anche su “L’Espresso” e “Radio TV Corriere”.
Lo studio di Via Margutta verrà trasferito nel 1961 a Via del Babuino.
Su “Playman” il fotografo ha pubblicato dei bellissimi servizi come quello del ’74, intitolato Violenza nel sotterraneo, uno dei pochi rintracciabili e documentato. L’eleganza delle fotografie effettuate sulle modelle, mai volgari, lo portò ad essere uno dei preferiti dal direttore.
Accanto a questi lavori contemporaneamente Claudio seguì la scena artistica e, dal ’59 circa, inizierà anche a scattare foto di teatro per Carmelo Bene, conosciuto al “Notegen”, storico bar di Via del Babuino assiduamente frequentato da pittori, personaggi della letteratura, del cinema e del teatro; ne divenne, così, unico testimone del suo teatro d’avanguardia, tanto che rimarrà fotografo di scena per 11 anni, conservando al momento uno dei più grandi archivi delle Cantine Teatrali Romane con circa 6000 foto. Del 1963 sono i celeberrimi scatti realizzati durante la rappresentazione di Christo ’63 al “Teatro Laboratorio”, testimonianza decisiva per l’assoluzione del regista che venne condannato in contumacia, a causa dello spettacolo dove il Giovanni Apostolo urinò sopra la testa dell’ambasciatore argentino. Una importante mostra è stata dedicata al rapporto C.A. e C.B. al Palazzo delle Esposizioni nel 2013. Nel corso della carriera Abate realizzerà scatti di teatro anche per Gianni Dessì, Giancarlo Nanni e Valentino Orfeo.
Essendo ormai una figura fondamentale della documentazione d’arte, nel ’68 Claudio scatta in occasione della mostra Ittiodromo di Aldo Mondino, svoltasi nello “Studio d’Arte Arco Alibert” di Mara Coccia, a Roma.
Nella stesso periodo egli ha eseguito anche importanti lavori industriali per l’aeroporto di Tripoli in Libia, su incarico del governo libico finanziatore del progetto.
Dalla metà degli anni ’60 venne chiamato dalla “Galleria La Salita” di Gian Tommaso Liverani e, da quell’anno fino al ’77 sarà anche uno dei testimoni oculari de “L’Attico” di Bruno, padre, e Fabio Sargentini. Risalgono al 1969 le ormai memorabili foto ai cavalli di Kounellis e al 1970 quelle dello Zodiaco di De Dominicis; ormai gli artisti stessi lo chiameranno per documentare le loro opere, gli happennings e le istallazioni.
Sarà la Galleria Nazionale d’Arte Moderna nel ’69 a commissionargli, insieme al pittore Paolo Matteucci, un documentario sull’opera di Pino Pascali, a seguito della morte dell’artista.
In quegli stessi anni Claudio conosce e documenta l’operato di Joseph Beuys e, nel 1986 , alcuni scatti confluiranno nel famoso progetto-documentario oggi conservato al Landesmuseum di Darmstadt; il lavoro, alla morte dell’artista, è stato pubblicato nel volume intitolato Joseph Beuys. Block Beuys, ed esposto qualche anno dopo allo “Studio Bocchi” di Roma e nel 2006 alla “Galleria dell’Oca” di Roma.
Muovendosi tra spazio pubblico e privato, Abate prende confidenza con le opere di Cy Twombly nella Galleria di Gian Enzo Sperone e Konrad Fischer, mentre in quella di Ugo Ferranti conoscerà Gallo, Ceccobelli e Dessì, inizio di un lungo sodalizio lavorativo e d’amicizia insieme a quello intrapreso con Nunzio, Pizzi Cannella e Tirelli nello spazio autogestito “La Stanza”.
Capendo che ormai la scena artistica si stava allontanando dal centro di Roma, dalla fine degli anni settanta Abate trasferirà per l’ultima volta il suo studio in Via dei Sabelli, più vicino alla scena contemporanea dell’arte, intorno ai locali dell’”ex Pastificio Cerere” in Via degli Ausoni, spazio dove gli artisti definiti La Nuova Scuola Romana vivevano, lavoravano ed esponevano le loro opere.
Dagli anni ’80 C. A. instaura un rapporto stretto con i Neue Wilden berlinesi, in particolare con Markus Lupertz e A. R. Penk dei quali poi diventerà poi il fotografo d’elezione.
La prima ricerca personale documentata e resa pubblica risale al 1972 dove Claudio presenta agli Incontri Internazionali d’Arte i Contatti con la superficie Sensibile, stampe realizzate a grandezza naturale, in bianco e nero, attraverso il contatto diretto del soggetto sulla carta fotografica sensibilizzata dalla luce, omaggio agli amici che hanno collaborato con lui; a queste seguiranno La malattia dell’occhio (1979), dove l’autore introduce nell’ambito dell’immagine la torsione tipica dell’anamorfosi pittorica e Progetto per un monumento al cinema (1983), opera realizzata con la tecnica della stampa a contatto partendo da fotogrammi di un lungometraggio del regista Michelangelo Antonioni. Dagli anni ‘90 Claudio Abate ha sviluppato interessanti ricerche portando gli artisti-amici a lavorare con lui nella camera oscura, evidenziando le loro peculiarità, come in Obscura (2005); più recenti The Bathroom (2008) e Pesci e Formiche (2009); accanto a questi il fotografo ci ha lasciato alcuni dei più intensi e suggestivi ritratti degli artisti, sia quando nascevano da una commissione, sia quando venivano scattati in totale libertà e ad insaputa dei soggetti. Nel 2009 ha allestito un’intera mostra dove 64 artisti hanno esposto un loro lavoro con un unico punto in comune: l’ovale, commissionato ed ideato dal fotografo.
La prima mostra personale risale al 1979 al “Centro Culturale dell’Immagine Il Fotogramma”, e nel 1993 Abate vanta anche la prima esposizione alla Biennale di Venezia, non come fotografo ufficiale bensì come autore di una serie propria di sperimentazioni fotografiche.
Attestato fin dalla metà degli anni ’90, il rapporto lavorativo tra Claudio Abate e L’Accademia di Francia a Villa Medici ha portato alla realizzazione di alcune tra le immagini più espressive del suo repertorio; uno dei suoi ultimi lavori fotografici si è svolto nell'estate 2017 alla mostra di Yoko Ono e Claire Tabouret. Da segnalare le numerose collaborazioni con la “Fondazione Volume” e la “Galleria dell’Oca”, risultando tuttavia impossibile enumerare tutte le Gallerie private e pubbliche in cui Claudio ha scattato sull’arte. Dal 2010 è stato creato l'Archivio Abate: ordinato per autore e per spazio lascia ai posteri un immenso catalogo fotografico della storia artistica, romana e internazionale.

© Manuela Carpaneto per Archivio Claudio Abate